SANREMO 2025 – BRESH: Porterò me stesso, con naturalezza e spontaneità

SANREMO 2025 – BRESH: Porterò me stesso, con naturalezza e spontaneità

Bresh uno dei cantautori della scena urban più apprezzati della nuova generazione sarà per la prima volta in gara al 75° Festival di Sanremo col brano La tana del granchio.

A 6 giorni dall’inizio del Festival, abbiamo partecipato a un incontro stampa con l’artista genovese (da 10 anni trapiantato a Milano) –  24 certificazioni platino e 11 oro – dove si è raccontato senza maschere e filtri, come la sua musica, con un’introspezione “mai fine a se stessa ma che si dona gli altri”.

Da Andre (nel brano “Andrea” del 2022) che “cantava cantava e urlava senza nessuno che l’ascoltava, con la valigia in mezzo alla piazza in mezzo alla gente ma senza il tour” a Bresh che sarà per la prima volta in gara all’Ariston, nell’evento più visto dell’anno in tv. Quanto sei cambiato in questo percorso, artisticamente e, se vuoi, umanamente?

Le cose sono cambiate senza accorgersene, come le stagioni, però la sostanza è rimasta sempre la stessa. Proverò a portare a Sanremo lo stesso Andre, ‘senza lezioni, senza chitarra’. Andre è rimasto quello, proverà a rimanere quello, anche in un ambiente come Sanremo, contaminante, inquinante dal punto di vista delle emozioni della fama, del successo; proverò a mantenere il paraocchi sul mio spirito, sulla mia anima; secondo me è la giusta ricetta per sentirmi in pace e per non pentirsi di nulla”.

Sul timore connaturato in lui della sovraesposizione (che dopo tante riflessioni lo portò a rinunciare al featuring in “La Dolce Vita” di Fedez):

Sanremo è una tappa importante, fa piacere a me, alle donne della mia famiglia ed è quindi da prendere coi guanti, con l’elmetto e il giubbotto antiproiettile; sarà una ‘guerra’, ma non dal punto di vista della competizione ma dell’impegno della settimana. Comunque ci divertiremo, la prendo come una grande gita e un gran divertimento, poi ci saranno i pilastri della carriera di un artista, il tour e l’album”.

Un ghiaccio comunque già rotto all’Ariston lo scorso anno nella serata delle cover:

Grazie alla grande Emma, che saluto. Nel medley di Tiziano Ferro feci pezzi difficilissimi. Io salii sul palco convinto di sbagliare la prima nota, invece sbagliai la seconda! (ride, ndr)”.

Su cosa lo ha portato a partecipare quest’anno al Festival, con Carlo Conti:

Banalmente le donne della mia famiglia, mia madre, mia cugina, mia sorella, mia nonna, hanno da sempre come totem Sanremo; io il Festival ho imparato a conoscerlo meglio ultimamente, quando avuto più appeal sui giovani. Io vengo dall’urban, genere per cui non era il palco più adatto. Poi è stato sdoganato e si è capito che potevamo portare questo genere anche lì. Il pezzo che porto è più contaminato, con un ritornello più pop, più aperto; le strofe sono più cantautorali perché sono più parlate ma allo stesso tempo anche cantate, con della melodia dietro. Non posso dire di portare il rap a Sanremo ma vengo da quel mondo lì, comunque sono soddisfatto perché porto la mia mescolanza di generi che mi appartiene e non concepito ad hoc per Sanremo”.

Su cosa rappresenta per lui “La tana del granchio” (testo di Bresh, musica di Luca Di Blasi, Giorgio De Lauri, Luca Ghiazzi e prodotto da Dibla, JIZ, SHUNE):

Non voglio fare retorica spiccia ma si fa sempre più fatica a puntare sulla genuinità: quella tana sono io, la parte più profonda, da dove parti quando hai grandi tristezze e delusioni ma a cui poi torni, per risolvere tutto. Spero che nella mia storia e nelle mie parole qualcuno possa ritrovarsi in quel genere di soluzione”.

Venerdì duetterà con Cristiano De André in “Creuza de mä” di Faber.

È un cerchio che si chiude, quella canzone è un porto sicuro, un momento sacro, quei 4-5 minuti di brano mi ricordano i sapori, gli odori, le vibes della mia terra, dove sono nato; portarla sul palco di Sanremo, in dialetto genovese, è quasi banale per me, spero non lo sia per gli altri. Non è una scelta nazional-popolare, non volevo snaturarmi con cover che non mi rappresentassero. È una canzone che canto da quando ero piccolo; sono forse uno dei pochi che conosceva il dialetto genovese e quindi perché no? Con Cristiano poi è un non plus ultra, è un sigillo di garanzia. Per me, dal mio punto di vista, è una delle cose più belle di questo Festival”.

Sull’incontro con Cristiano:

Ho avuto la fortuna di conoscerlo quando sono stato coinvolto in un documentario sulla scuola genovese, grazie a Claudio Cabona, che ha realizzato il progetto; abbiamo fatto un’intervista doppia e abbiamo anche cantato Creuza con la chitarra di Faber, esposta al museo Viadelcampo29rosso. Anche la richiesta di duettare con Cristiano è stata molto naturale: l’ho chiamato, lui era in Thailandia e si è subito detto contento di farla, questo mi ha dato una gratificazione immensa”.

La preparazione emotiva e fisica al Festival.

A livello emotivo,

cerco di dimenticarmi le emozioni fino all’esibizione, così non vengo influenzato dall’ansia. Cerco di schermarmi un po’. Non vedo l’ora di salire sul palco e presentare la mia canzone, racchiudo tutto in quei 3-4 minuti”.

La sua preparazione per Sanremo è fatta

un po’ d’allenamento, palestra e sport, lezioni di canto per non fare figuracce sul palco e portare tanti amici; giocando in casa, avere la famiglia accanto è importante, mi fa sentire sereno. Cercherò di vivermela come se fossero giorni della mia vita comune, arrivando con la maggior serenità e leggerezza possibile”. Del resto, se il suo Festival fosse una partita, “sarebbe non una finale ma un quarto di finale o una semifinale. Con me ci sono tanti amici in gara, per me questo ‘Hunger Game’ è come una gita di classe. Chiaramente non è ipocrita dire meglio ci piazziamo meglio è, quello che punto è fidelizzare sempre di più la mia fanbase e magari trovare un nuovo pubblico, quello ‘buono’, che possa entrare nel mio mondo, non fuochi di paglia. Voglio fare live, fare bei concerti, voglio che la gente torni, presentare un bell’album e avere nuove storie da raccontare”.

Sul look punterà su AMI Paris,

un brand parigino a cui sono grato, è la prima volta con noi che veste a Sanremo. Durante le giornate avremo altri brand, diciamo che sarò rispecchiato nella personalità anche dall’outfit”.

Sull’ipotesi Eurovision:

Mi chiedono se preferisco lo scudetto del Genoa o vincere Sanremo, per me non c’è dubbio, lo scudetto tutta la vita!” (tant’è che nel 2023 la sua “Guasto d’amore” – 5 dischi di platino – è stata adottata come inno dai tifosi del suo Genoa). “All’Eurovision bisogna andare a competere con gente che sa cantare davvero e che propone performance canore che io non posso mantenere…! Non che schiferei un’eventuale vittoria, ci mancherebbe altro ma non ci penso, voglio arrivare per tutelarmi a volare basso”.

Il legame con la grande scuola cantautorale genovese

è un rapporto inevitabile. Credo di aver mischiato in modo naturale negli anni, da quando sono piccolo, il rap a questi grandi maestri, questo retaggio culturale che ha creato la storia e le basi della nostra città dal punto di vista musicale. Ogni volta che mi chiedono se sono più rapper o cantautore non so mai cosa rispondere in modo preciso. Ho coniato questa parola terribile che è ‘Cantautorap’ che non suona benissimo ma che mi rappresenta, portando parole più particolari rispetto al mondo rap, descrivendo tante immagini… Del resto, Genova è la città più vecchia d’Italia, la Liguria è la regione più anziana d’Europa: la nostra gioventù e le nostre caratteristiche sono deviate, quel marchio di fabbrica è inevitabile. Anche il territorio è un mix che caratterizzano con piacere le nostre personalità, dai vicoli alle colline, al mare, al vento…”.

Sul futuro che lo attende dopo Sanremo, come il nuovo album e il primo tour nei palazzetti (sabato 1° novembre al Palazzo dello Sport di Roma e giovedì 6 novembre all’Unipol Forum di Milano)?

Sono esaltatissimo, il tour sta andando molto bene, la prima data a Milano è quasi sold out e abbiamo appena aperto una seconda data, il 7 novembre. Credo che questo Sanremo faccia parte del percorso di quello che sarà l’album, dove ci saranno canzoni stupende e che amo. Sanremo è bellissimo ma dura una settimana, io spero e auguro a ogni artista di avere come punto focale il tour e un album”.

Sull’influenza dei viaggi:

Ulisse alla fine torna a casa: ogni volta che passo il cartello Lombardia ed entro in Liguria mi si spengono le sinapsi, focaccia, salute, mare e non dico altro… tutto quello che è la zona comfort di un ligure. Per i prossimi viaggi, mi manca da visitare l’Africa, mentre mi sono innamorato del Sud America, voglio girarlo in lungo e in largo, dopo essere stato in Brasile, Bolivia, Argentina, in modalità però trekking, invece voglio godermi il popolo, la città, prendermi il mio tempo per godermi le culture, le persone… Anche la Cina mi ispira tantissimo”.

Il rapporto con la città di Roma:

Dico sempre che Genova è mia moglie e Roma è la mia amante! Amo Genova e la scelgo per tutta la vita ma Roma ti fa quasi venir voglia di tradirla, dal punto di vista estetico, è la città più bella del mondo. Io ho girato tutte le capitale europee, ho visto Parigi e se le gioca, però Roma è qualcosa di incredibile, per i monumenti e per la gente. A livello di conoscenze d’artisti romani, Ketama126, Franchino, Gianni Bismark, mi conosco da una vita con Tony Effe, Achille Lauro con cui ci sarà una collaborazione… Roma e Genova sono due facce di una stessa medaglia, hanno in comune la capacità di dissacrare i miti e gli idoli, badiamo più alla sostanza che all’immagine”.

E Milano?

Milano è la mia ‘puttana’, la mia ‘scopamica’ (ride, ndr), con tutto il rispetto che ho per i milanesi e Milano in sé, è una città che mi ha cresciuto. Per molti, anche per gli stessi milanesi, è una tappa. Viva Milano, grazie al cielo che c’è, ci dà un ordine, un metodo di lavoro… comunque tutte e tre le città sono nel mio cuore”.

INFO & BIGLIETTI

Sabato 1° novembre 2025 al Palazzo dello Sport di Roma
Giovedì 6 novembre 2025 all’Unipol Forum di Milano
Venerdì 7 novembre 2025 all’Unipol Forum di Milano

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WEB & SOCIAL

https://www.instagram.com/breshbandicoot

 

 

ph:  foto (credito Andrea Bianchera)

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